PICTURES OF UNKNOWNS AND OTHER STORIES

ALESSANDRO CASCIARO GALLERY BOLZANO

12.09-13.10.2018

ESSAY BY ALESSANDRO ROMANINI

Innumerevoli sono le strategie che l’arte sin dalle sue origini ha dispiegato per opporsi all’incessante lavoro distruttivo che il tiranno Cronos esercita sull’esistente e sulla memoria.

Il lavoro svolto dall’artista Arnold Mario Dall’O – in particolare quello esposto in mostra - testimonia una coscienza e una conoscenza approfondita di tali strategie e del dibattito teorico connesso.

Come anticipato da Debord e ribadito in maniera sistemica nell’ambito storico da Fukuyama e in quello artistico da Danto e Belting, la storia è finita, o meglio una certa cognizione del tempo e del suo svolgimento e quindi della ritualità ad esso connessa e della fruizione-partecipazione dell’individuo ad esso si è estinta.

Siamo entrati in un eterno presente, che si è spalmato sull’hic et nunc, dimenticando volutamente il passato (secoli ma anche decenni e giorni precedenti..) e senza fede nel futuro.

In altre parole fine dell’ingenuo ottimismo modernista e precipitazione nei modelli temporali dell’always connected digitale, che teme ogni operazione di approfondimento e analisi diacronica favorendo la perlustrazione in estensione superificiale declinata al presente. Dall’O dimostra come l’arte riceva il testimone dalla filosofia in questo XXI° secolo, realizzando una vera e propria strategia che unisce teoria e prassi.

La sua pittura si sottrae alle categorie disciplinari per accedere a livello di discorso e soprattutto la trasforma in strumento di elaborazione concettuale.

La sottrae cioè dal predominio dell’immagine diffusa per renderla inscindibile dall’intenzione concettuale, la fa rinunciare a un centro preciso a favore di un andamento sinuoso ricco di depistaggi sintattici e mnemonici, ponendo sempre il linguaggio all’apice

del processo creativo.

Nel processo pittorico strutturato dall’artista è insita e inseparabile una riflessione metalinguistica, che si dispiega nel processo creativo, interrogandosi nel suo farsi, sul senso della pittura e il ruolo dell’artista nella società odierna.

Un’operazione quella compiuta dall’artista che trasforma un solido principio etico – esistenziale e del lavoro espressivo – in un paradigma estetico ben organizzato.

In linea con la ricerca teorica ed estetica di coloro che difendono il ricordo come elemento strutturante identitario dell’individuo (tra questi lo storico Hobsbawn con il suo grido protest against forgetting) Dall’O svolge un lavoro etico che mira alla difesa della memoria e soprattutto della pregnanza significativa di ogni immagine contro la pervasiva invasione delle icone mediatiche destituite di senso, che quotidianamente cadono sotto i nostri sensi.

Prelevando immagini pure dal flusso mediatico, destinate all’oblio per saturazione percettiva fa dialogare l’oggettività della fotografia con la soggettività della pittura, la riconoscibilità dei codici visuali ed identitari, storici e cronachistici (abiti…posture, fisiognomica) con la profondità del tempo mise en abyme.


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