(…) Linguisticamente la narrazione procede per aforismi, per brevi sussulti poetici, piutto-sto che nella linearità della prosa, il tratto è deciso e primitivo, il colore impastato, l’impianto compositivo risulta ele-mentare, scarno e asciutto, tutto riconduce ad un segno espressivo, rudemente barbarico nel suo procedere nei territori diuna memoria data, lungo i bordi di una superficie solidamente presente e orgogliosamente consapevole.

Con tali premesse formali l’impianto tematico, sull’opposto versante, non può che recuperare la dimensione fabulatoria di un’immagine sospesa fra l’evocazione poetica e il celtico esoterismo del simbolo. Ciò che emerge è sempre un’inquietante atmosfera narrativa che non tradisce mai la figura, anche se spesso ne subisce silenziosamente la sua dissoluzione. Appare così una sorta di ingenua visionarietà che contribuisce a determinare un’immagine che si scompone e ricompone in un rimando continuo di suggestioni e di inafferrabili ricordi. La definizione iconica si affaccia alla soglia dell’opera con sorprendente sicurezza affermando uno sviluppo narrativo dai contorni incerti ma dalla sorprendente forza emozionale. Forse è la rude semplicità iconografica, l’invadente vocìo cromatico oppure la fisicità materica che sottolinea le forme, ad alimentare quel sottile senso di sorpresa e di sgomento che queste immagini provocano. Un senso di inadeguatezza e di disagio che la narrazione trasmette attraverso una figurazione scomposta e disordinata, ma straordina-riamente espressiva e suadente.